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L’EQUILIBRIO DELLA LUCERTOLA

La storia del libro “L’Equilibrio della lucertola”

Un giorno mi sono accorto di non riuscire a stare su un piede solo per più di pochi secondi. Da lì, la consapevolezza di aver perso l’equilibrio su tutte le sfere della mia vita.

Ansia e panico si erano fatte insopportabili.

Ho attraversato allora, su un’isola dell’Atlantico, un periodo di totale distacco dal mondo, per dedicarmi alla corsa e a piccoli esercizi mattutini di equilibrio. Dopo ogni esercizio, annotavo le intuizioni filosofiche che mi suggeriva, ed è stato così che ho iniziato a scrivere questo libro folle. L’ho scritto di getto, senza sapere dove mi stesse conducendo.

Durante la corsa, tutti i giorni sempre alla stessa ora, sempre nello stesso punto incontravo una lucertola che puntualmente fuggiva al mio passaggio. Ho iniziato a parlare con lei, avevo bisogno di sfogare il mio tormento. La lucertola si è rivelata il mio guru! Mi ha aiutato, non a superare la mia inquietudine, ma a farci pace, ad osservarla all’interno di un panorama filosofico molto più vasto.

Io stesso non capisco ancora che libro abbia scritto; ma di sicuro si snoda in una indagine filosofica molto rigorosa, che dalla mia vicenda individuale, raggiunge un discorso su tematiche universali. Su tutte aleggia lo spirito di Socrate, con il suo “non sapere”, il senso del mistero, fino alla mia invocazione a farmi “Nulla”.

L’Arte, la Musica, la Danza, la Letteratura, nascono sempre da un tormento. Solo se ti senti inadeguato, confuso, se hai sofferto per amore, solo se vivi la precarietà dell’esistere, hai qualcosa da dire, cerchi una luce, e vuoi condividerla col mondo.

C’è un passaggio che è uno dei momenti più intensi del libro dove io riconosco di aver ucciso una lucertola, perchè da piccolo che l’avevo messa in un barattolo, l’avevo osservata per tutta la notte nella sua bellezza e l’avevo dimenticata nel barattolo.

Il mattino dopo mi accorgo che è senza vita e quindi preso da un violento senso di colpa, capisco che si può fare del male anche a ciò che si ama tenendolo chiuso in una gabbia.

E’ una riflessione filosofica sul concetto di equilibrio che viene proprio da uno squilibrato. Io cerco un equilibrio e alla fine del racconto capisco che è meglio conservare e fare pace con il nostro squilibrio.

Questo testo è diventato il manifesto degli squilibrati che si avvicinano e che io riconosco proprio da questi piccoli lampi di disorganizzazione interiore che leggo nella profondità dei loro occhi.
L’Equilibrio della lucertola” è il trionfo della vita, l’accettazione e la salvaguardia della propria fragilità e follia.

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GIOVANNI ALLEVI, TRA MUSICA E FILOSOFIA

Giovanni Allevi: Il significato della musica

Quello che ascoltiamo quotidianamente spesso ci lascia un senso di vuoto, perchè è il frutto di menti sì talentuose, ma che non hanno una visione. Quindi cerchiamo di colmare la mancanza di orizzonte nella Letteratura o nella Filosofia. Senza questa preziosa disciplina la nostra concezione della vita resta imbrogliata nell’utilitarismo e nella logica dei numeri.

Per questo motivo penso che non solo ci sia bisogno di laureati ma di filosofi, perchè la realtà non possiamo più permetterci di subirla. Dobbiamo plasmarla secondo nuove visioni.

Gli attacchi dal mondo accademico, le incomprensioni, i giudizi esterni, la voglia di isolarmi, la voglia di infinito, sono tutti elementi che, grazie alla filosofia, riesco a percepire in un’ottica molto più allargata e universale. Allora il dolore lascia il posto alla tenerezza.

La musica è un’armonia unica,  ma è nascosta, e si manifesta attraverso piccoli frammenti sparsi. A me sta il compito di ricostruirne l’insieme, svelando ciò che prima era invisibile.

Grazie alla Filosofia ho potuto mettere a fuoco la mia piccola rivoluzione “musicologica” (la Classicità come forma, lo Spirito del Tempo sempre nuovo, lo statuto ontologico della musica).

E’ possibile che le mie idee facciano fatica ad essere accolte, ma per me è molto importante essere riuscito ad esprimerle.

Studiare Filosofia per me e’ stato fondamentale, in tutti i sensi.

Studiare certi concetti della filosofia come quella di Hegel, aiuta. Mi ha aiutato ad entrare in certe pieghe della musica e a capirne l’essenza, e ho capito che se non si ha una forma intellettuale forte, si viene schiacciati, almeno questo e’ quello che ho capito io.

Io ho sempre messo davanti la musica. La musica è tutto. Per me quella è l’essenza, tutto il resto è superfluo.

Io sono lì e come un umile servitore, mi spremo l’anima affinchè si esprima.

Dobbiamo fare in modo che la nostra unicità, la nostra inclinazione, il nostro talento si esprima morbidamente purchè si possa muovere in modo libero dai condizionamenti, dai pregiudizi.

LA VOCE DELLA TERRA, THE FIRST EMBRACE, L’UOMO E LA SUA DIMORA

Il significato di “The First Embrace

Il 22 aprile 2022, dal palco dell’Auditorium della nuvola di Fuksas, davanti a un pubblico festante dal vivo e contemporaneamente in diretta streaming su RaiPlay, ho avuto l’onore di essere il direttore artistico di un concerto-evento.

Oltre alla mia musica, ci sono stati artisti, scienziati, personalità del mondo dello sport e della cultura. Tutti insieme, per celebrare la Giornata Mondiale della Madre Terra.

Ho avuto anche l’opportunità di eseguire alcuni brani di mia composizione.

The First Embraceè stata un’anteprima assoluta: ho voluto portare un brano che raccontasse la dolcezza e l’incantodel primo abbraccio. Che può essere quello di una mamma con il suo neonato, quello tra due amanti o quello tra la Terra e i suoi abitanti.

Sicuramente il primo abbraccio è il più intenso. È quello che inizia una storia. E non va mai dimenticato. Va sempre rinnovato. Sempre cercato.

Questa composizione è l’ultima che ho scritto. Da Japan, la prima, sono passati ben 34 anni. Ciò che mi colpisce delle note di The First Embrace è che non somigliano a nulla che io abbia già scritto. C’è una dilatazione del tempo. Una dolcezza estrema. Come se quell’attimo magico non dovesse mai finire. E’ stata un’emozione sconvolgente suonarla in pubblico e regalare alle sue note il primo applauso.

Sicuramente la Natura rappresenta un timore per il futuro e un grande momento di riflessione.

Voglio affrontarlo attraverso due punti di vista, entrambi filosofici.

È necessario mettere a fuoco due elementi filosofici per fare in modo che possa scatenarsi una sensibilità collettiva, a cui segue poi un’azione.

Parliamo dei bambini. I bambini, rispetto agli adulti, hanno la capacità di vedere le cose con uno sguardo sempre fresco, come se fosse sempre la prima volta. Hanno la capacità di sorprendersi; capacità che noi adulti perdiamo perché avvolti dal disincanto, dovuto alle preoccupazioni o al ripetersi della vita quotidiana. Noi dobbiamo recuperare questa freschezza dello sguardo nei bambini. Che cosa sono in grado di fare i bambini? Connettersi direttamente con la Natura: riescono a trovare immediatamente un contatto profondo con essa, a riconoscerne l’immenso valore, e a mantenere vivo l’entusiasmo della sua osservazione, anche delle piccole cose. Quindi il primo obiettivo che dobbiamo porci è riuscire a guardare il mondo e la natura con gli occhi incantati dei bambini, a partire dalle piccole cose, anche delle più minuscole.

Un secondo paradigma filosofico, un secondo modo di vedere molto più ampio, mi viene da una suggestione che ho ricevuto dal pensiero di Carl Gustav Jung, il grande psicologo e filosofo: ci fa notare che il mondo iper tecnologico ed artificiale ha posto come una cappa sugli esseri umani. Noi siamo orgogliosi di questo mondo iper tecnologico e artificiale: ci sembra apparentemente avanzato, e siamo orgogliosi del grado di progresso raggiunto. In realtà, nonostante i lati positivi che il progresso può apportare, il mondo iper tecnologico pone su di noi una cappa, come una campana di vetro, che ci impedisce il contatto con delle forze misteriose, ataviche, divine che da sempre percorrono il cuore dell’umanità. Dobbiamo togliere questa cappa, questa campana di vetro, e ritrovare un contatto profondo con la Natura. Significa entrare di nuovo in contatto con il divino, con delle forze che hanno attraversato da sempre il cuore dell’umanità con un brivido.

L’unico modo per rapportarsi a una realtà complessa come questa è studiare.

In questi ultimi anni si è imposto il culto della semplificazione e dell’immediatezza, ma le cose sono molto più articolate di quanto appaiano.

Per immaginare il futuro bisogna comprendere il passato, mentre per il momento siamo intrappolati in un eterno presente che è asfittico e privo di prospettive. È in ballo una questione morale che implica una scelta: tenerci stretti il piccolo benessere che ci resta o guardare alle generazioni future e consegnare loro un mondo più bello, in pace e pulito? Per me vale la pena impegnarsi in uno scenario più vasto, anche se questo prevede qualche rinuncia. È bellissimo che il Papa, da vero rivoluzionario qual è, abbia ribaltato il paradigma pedagogico. Siamo noi adulti che dobbiamo essere educati dai più piccoli. Loro sono ancora in contatto con il senso profondo delle cose. E comprendono che il rispetto della natura e della pace sono valori intoccabili. Si disinteressano dell’arricchimento e del potere. È giunto il momento che le giovani generazioni facciano sentire la propria voce e dettino la strada.

Alla COP26 (dove, tra l’altro, è stato presentato in anteprima il videoclip di Our Future), Greta Thunberg ha detto con rammarico che non è stato fatto alcun passo in avanti. Perché gli Stati e i potenti continuano indisturbati a perseguire il proprio interesse senza tener conto delle esigenze delle generazioni future. Lei ha senz’altro ragione nella sostanza, ma è innegabile che una nuova mentalità si stia facendo strada. Sarà questo diverso modo di pensare più accogliente, più lungimirante e meno competitivo a generare le scelte politiche che ci aiuteranno a fermare il disastroso cambiamento climatico che è alle porte.

Vorrei affidarmi alle parole di Galileo Galilei: «Non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella». Un modo per dire che le nostre azioni sono misteriosamente collegate all’intero Universo e non è vero che singolarmente non possiamo fare nulla.

Vorrei far arrivare la mia musica soprattutto ai giovani che hanno capito l’immenso valore della natura e ci ricordano quanto sia preziosa la pace.

La società contemporanea deve recuperare l’innocenza, lo stupore incantato dei più piccoli e la sacralità di ogni singola vita, limitando la brama di ricchezza e potere, che conduce i popoli verso il conflitto, tipica del mondo degli adulti.

LA NATURA, IL NOSTRO FUTURO

Ci sembra di vivere in una società avanzata, in realtà, il mondo iper tecnologico ed artificiale in cui siamo immersi, ci impedisce il contatto con la natura, ovvero con il Sacro, con quelle forze ancestrali misteriose che da sempre percorrono come un brivido il cuore dell’umanità.

Il futuro è nella natura!

So che la natura, con la sua lentezza, con la sua bellezza eterna, con il suo silenzio carico di mistero, è il futuro. E non posso esimermi dal considerare l’Orchestra Sinfonica al pari di un elemento naturale. Quasi, mi verrebbe da scomodare la filosofia.

Io non riesco a sposare l’idea secondo cui Dio coincide con la natura, perché tutto questo non spiegherebbe il male e l’ingiustizia. Penso, però, che la natura sia un viatico per la trascendenza.

Jung afferma che in un mondo avanzato si è perso il senso del sacro proprio perché non c’è più un contatto dell’uomo con la natura.

Il mondo artificiale, ha messo su di noi una cappa che ci impedisce il contatto ancestrale con quelle energie misteriose che solo le donne, oggi, intuiscono. Credo sia a causa di questa cappa che noi sviluppiamo le nevrosi, l’infelicità. Dovremmo tornare al sacro, alla natura. E la musica classica contemporanea è un buon mezzo.

LE REGOLE DEL PIANOFORTE

Il significato del libro “Le regole del pianoforte”

Il pianoforte non è solo uno strumento musicale, è un’arte marziale. Uno specchio in cui puoi vedere te stesso e scoprire aspetti della tua anima che non immaginavi.

Questo strumento ha rivelato di me un’aggressività. Io sono delicato, però attraverso il pianoforte è possibile che la mia parte aggressiva venga fuori.

Mi viene in mente un passaggio che è all’interno del brano “Our Future”. Nella parte centrale c’è un momento di durezza. Quando si affronta un passaggio del genere lo sento proprio fisicamente, bisogna aprire il cuore e tornare a prendere il contatto con i nostri draghi interiori. Non dobbiamo scacciarli, non dobbiamo scacciare via le nostre paure ma dobbiamo trasformarle e sublimarle in musica.

Il libro “Le regole del pianoforte” ha una genesi particolare: due anni fa mi trovavo a Monaco di Baviera a fare l’ultimo concerto del tour Europeo – in realtà non era l’ultimo del Tour- perché due giorni dopo sarebbe scoppiata la pandemia. E qualcuno dietro le quinte, poco prima che salissi sul palco, mi ha sussurrato che forse quella sera avrei visto il pubblico dal vivo per l’ultima volta. Ho avuto una stretta al cuore. E quando è arrivato l’ultimo applauso del concerto mi sono trattenuto ad ascoltare questo suono, un po’ più del dovuto, e lì ho sentito che avrei voluto dedicare al mio strumento prediletto una lettera d’amore. Cioè, dopo trent’anni di concerti cos’è veramente importante davanti al pianoforte? E quindi ecco le trentatré regole del pianoforte.

Vogliamo prenderne alcune in esempio?

Questa è strana, perchè magari uno non se l’aspetta…

“Scrivi una poesia”…uno dice “che c’entra?”

Allora, secondo me è importantissimo perchè per assumere un atteggiamento creativo, dobbiamo allenarci, e quindi possiamo buttarci per esempio a scrivere la nostra poesia. Io l’ho fatto nel libro, e non è facile perchè riuscire a raccontare in profondità se stessi con le parole è molto complicato. Però magari scopriamo di avere un mondo poetico oppure scopriamo di avere il mondo compresso dentro il cuore che proprio fa fatica ad uscire e si manifesta finalmente con la poesia!

“Crea un collegamento tra cielo e terra” …Quando suoni il pianoforte, stai pregando e la tua preghiera mette in comunicazione mondi opposti e lontanissimi, l’astratto impalpabile ed eterno e il terrestre, un fuso in continuo cambiamento. Quindi cielo e terra, che sono due dimensioni dello spirito completamente diverse. L’eterno perfetto, impalpabile e il confuso, sempre però in continuo cambiamento. Allora cosa fa l’artista? Mette in contatto queste due dimensioni e allora in questa misteriosa dinamica si gioca l’essere artisti.

E qui aggiungo, si rischia anche di impazzire.

Noi siamo tutti una creazione di Dio, noi siamo tutti comunque una emanazione di Dio. Io ne sono convinto e dentro ognuno di noi c’è una scintilla divina, dentro ognuno di noi c’è il ricordo della nostra origine. Siamo tutti angeli caduti dal cielo. Nel pensiero teologico, per millenni, si è sempre ritenuto che fosse difficile raggiungere il divino, come se fossimo animati da una tensione verso il divino, da sempre. Ma proviamo un attimo a ribaltare il discorso: proviamo a vedere le cose da un altro punto di vista completamente opposto.

La difficoltà non è tendere al divino, la difficoltà è tendere al terreno. E’ come se noi fossimo dei recettori di un’energia incredibile che però poi dobbiamo scaricare nel terreno e dobbiamo incarnarla nella vita quotidiana. E questa difficoltà, perchè è una difficoltà, perchè noi abbiamo dentro l’infinito, abbiamo dentro qualcosa di immenso, e poi però ci troviamo davanti a una quotidianità che spesso è piatta e banale, piena di stereotipi, di pressioni che ci vengono dall’esterno e abbiamo una difficoltà a far comunicare questa grande energia che ci viene dall’infinito, dall’alto a farla comunicare nella nostra vita quotidiana. Come un fulmine che non riesce a scaricare la propria energia. Questa difficoltà è il motivo principale delle nevrosi, delle difficoltà psicologiche, dell’ansia che sentiamo, della continua inadeguatezza.

Qualunque forma d’arte permette a questa energia di trovare finalmente un collegamento tra cielo e terra. E questo è stato per me la musica ma per chiunque può essere scrivere una poesia, mettere una pennellata su una tela, scrivere un proprio romanzo, trasformare la propria vita in un’opera d’arte. Questo avviene quando questi due mondi, cielo e terra, si toccano.

A chi è dedicato il libro “le regole del pianoforte”?

Approfitto per dire che il libro “Le regole del pianoforte”, non è dedicato soltanto ai musicisti, credo che possa essere rivolto a chiunque.

Questo libro mi ha costretto a uno scavo interiore pazzesco. Io sono uscito estenuato dalla scrittura di questo libro perchè ho davvero voluto lasciare qualcosa che potesse essere significativo. Perchè l’obiettivo è quello di rendere la nostra esistenza fuori dall’ordinario, di rompere le maglie di questa società conformista che sta purtroppo vivendo il suo massimo splendore. E allora noi come dei folli dobbiamo rompere le maglie, smettere di adeguarci e far brillare la luce, quella scintilla di cui parlavo prima, che abbiamo dentro.

ESTASI: Il significato dell’album di Giovanni Allevi

Estasi: brani e il significato

Se esaminiamo la parola èxstasis in greco antico significa letteralmente “stare fuori”, uscire fuori dalla nostra dimensione per osservare in prospettiva.

Durante la pandemia, siamo stati tutti portati ad un allargamento degli orizzonti mentali verso nuovi orizzonti, passioni inesplorate ed intuizioni particolarmente distanti dal nostro quotidiano.

A seguito di questa osservazione penso che il tema dell’estasi dovrebbe tornare nell’immaginario collettivo come un un argomento che vale la pena di approfondire, una dimensione dello spirito condivisa dalla collettività, proprio perché fisicamente siamo stati costretti da un’esperienza opposta e contraria. Siamo stati tutti reclusi senza possibilità di comunicare, muoverci ad abbracciarci. In questo stato non ti resta che elevarti ed immaginare…

L’estasi è la fase più sublime dello stato dello spirito ma per raggiungerla dobbiamo esserne particolarmente predisposti e pronti per accoglierla.

Ricordo che un anno fa intrapresi un viaggio verso Roma, colto da un intento puramente turistico e casualmente mi sono imbattuto nel opera di Santa Teresa D’Avila del Bernini introdotto da Padre Giuseppe che con estrema cura mi ha spiegato i significati nascosti che l’autore ci voleva comunicare. La statua come tutti sappiamo ritrae la giovane Santa Teresa che è stata appena trafitta da una lancia sostenuta da un un angelo e nel volto della Santa è possibile osservare un’ espressione mista tra il dolore, il piacere e lo smarrimento mentre l’angelo le sorride beffardo quasi a volerle dire che è impossibile essere immune dall’amore.

Queste sono riflessioni molto profonde che riguardano la nostra natura umana… quante volte mettiamo da parte l’amore e non lasciamo che ci travolga perché abbiamo paura di perdere il controllo?

Ho iniziato a suggestionarmi anche a partire da queste considerazioni, ho avvertito un forte capogiro, il respiro che mi mancava e poi mentre tornavo in hotel ripensando a quel momento ho imboccato una strada in discesa ma già sentivo quasi di non toccare terra…Sono svenuto e l’ultima immagine che ricordo è quella di una giovane donna che sul marciapiede mi ha chiesto l’elemosina in inglese. Le mie capacità mentali erano già compromesse, ho preso il portafoglio e le ho dato tutto quello che avevo comprese le ricevute dei taxi ma oltre questo non ricordo nient’altro.

 

Ho riaperto gli occhi e mi sono ritrovato al centro di Piazza Barberini sdraiato per terra su di un fianco con una costola rotta e dei passanti, a cui sono grato, che cercavano di aiutarmi a risollevarmi. Ero per terra in preda a delle visioni e non riuscivo a riprendere il controllo della realtà circostante.

Era tutto surreale, è stata un’esperienza inaspettata che mi ha segnato.

Da allora ho avuto un’unica ossessione, raccontare in musica questa esperienza, per poterla condividere al di là delle parole, perché solo le note possono riportarne il senso profondo. E dedico le note di questo viaggio interiore ad uno scultore pazzo, che vive da più di 400 anni.

A proposito di “Kiss Me Again”, in questo momento sono molto affezionato a questo brano perchè è stato il primo che ho scritto durante la pandemia e risente della duplicità del sentimento che tutti quanti abbiamo provato. C’è un’inquietudine per il futuro, l’incertezza ma al tempo stesso la speranza in un mondo più bello, che si sta avvicinando. Io sono convinto che si stia avvicinando un mondo più bello.

All’interno del brano ci sono due momenti in cui l’anima vacilla, poi musicalmente si rendono attraverso l’irrompere della dissonanza all’interno di un discorso che invece è cristallino.

Mi sto accorgendo che “My Angel”, questo brano oscuro, estremamente malinconico, estremamente diradato, dedicato all’angelo custode che può essere una figura magari nell’aldilà che ci protegge oppure può essere un mentore, una persona che per noi è stata importante ed è importante con le persone che noi riconosciamo perchè hanno un bagliore particolare negli occhi, sembra vada a toccare proprio in profondità il cuore della gente.

A differenza di tutti gli altri, “Estasi” è il brano che inizia con il buio, è il brano che conclude la ricerca musicale ed interiore. Questo viaggio interiore verso l’estasi. Ma a differenza degli altri brani, si apre con atmosfere cupe perchè ho capito che non potevo raggiungere l’estasi, non potevo raggiungere la luce se non passando attraverso il buio, l’inquietudine. Allora utilizzo la tecnica della politonalità, che è un aspetto proprio tipico di Maurice Ravel, questo compositore straordinario. Però poi dal buio c’è qualcosa che cerca di uscire, cerca di emergere e che arriva alla luce. Un brano che ci trasporta tutti in quella dimensione intrappolata di mezzo tra la terra e il cielo, in questo smarrimento.

Il brano “Our Future” ha avuto l’onore di essere presentato in prima mondiale durante la Cop26, che è la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Questo brano vuole raccogliere i sogni, le speranze di tutti quei ragazzi, quei giovani attivisti che stanno lottando per costruire un mondo più bello e più pulito. Voglio manifestare attraverso queste note la mia vicinanza.

I Need Your Love” è un brano dedicato all’amore. C’è un canto filosofico dietro questo brano, che può essere ricondotto alla definizione de “l’altra parte di me” : secondo la mistica antica c’è un’anima del mondo che è universale, poi all’interno delle singole persone quest’anima si spezzetta e allora noi nasciamo con la nostalgia di ritrovare l’altra parte di sè. Noi certe volte la incontriamo, magari per caso, ed è drammatico l’incontro con l’altra parte di noi perchè improvvisamente senti una nostalgia, senti qualcosa che ti manca. Ecco allora “I Need Your Love”: ho bisogno del tuo amore, ho bisogno di ricongiungermi con l’altra parte di me, che magari però ha preso altre vie.

Ho ricevuto diversi commenti relativi a “Lucifer”, il più bello degli angeli che però ha perso il suo status ed è caduto dal cielo… spesso intorno a noi c’è la desolazione, una cieca impossibilità nel realizzare i progetti che contano, c’è il giudizio senza analisi, il pregiudizio e la cattiveria e spesso lottiamo per quella scintilla divina interiore che non si spegne mai.

In realtà il dramma di Lucifero è quello di tutti noi ma qui subentra l’elemento sovversivo dell’album Estasi che invece rappresenta la volontà di reagire e guardare oltre.

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